Gennaio 2012
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[ilmagopropone #1] Cominciare dalle radici.
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Talvolta accade che ci si senta persi. Eppure qualcuno da qualche parte ti sta cercando.
Oggi son sei mesi che non guardo la televisione. E ho la commovente sensazione di non essermi perso nulla.
La perdita, che quando accade è così difficile rialzarsi. Ma che sarebbe bello non escluderne la possibilità.
Oggi mi manca Michael Ende. Ecco.
Quando inventeranno lo smartphone che non si unge mai molti problemi dell’uomo saranno già stati risolti da un pezzo.
La differenza fondamentale tra te e me è la quantità di burro che mettiamo, e che vediamo, sul panino.
Cercare una strada. Un po’ come fanno certe lacrime.
Tutto tace. Perché tu stai sorridendo.
Saper dire: “È presto.”
Che ormai non ci crediamo più quando qualcuno ci ascolta.
È quando si arriva al punto di dover dire “basta” che poi alla fine non lo si dice mai.
È che non si combatte più. E se lo si fa, spesso è per cose di poco conto.
Che tu sei la mia casa sull’albero.
Sentirsi liberi di guardare ciò che più nessuno guarda.
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[scambiarsiparentesi #2] Sulla memoria e sui ricordi.
A volte le luci sembrano solo più lontane, ma restano sempre comunque raggiungibili.
Le lettere. Mi manca quando ci si spediva ancora le lettere.
E non ci si rende mai conto di quando qualcosa riesca. Mai. Cazzo.
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Capire l’importanza di certi gesti è come costruire.
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#38 la parola “differenza”
“La vita scrive male, per migliorare usa noi e in cambio ci dà quelle mattine. Non è destino, è molto meglio, è un’esecuzione che sfodera strumenti lucidi su misura per i tuoi polsi. Puoi chiamarla libertà e ancora adesso non ho capito cosa farmene. Ascoltami però, se ti capita, salva qualcosa…”
di Samantha Leone.
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Oggi ho voglia di inverno anche dentro casa. Quindi ascolto i Sigur Rós.
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servizio deragliamenti uppsala
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#37 la parola “destinazione”
“la mia destinazione preferita è casa. banale, lo so, ma sono un tipo da ritorni, se mai esiste la categoria. guidare di notte, verso casa. il suono diverso della strada, i lampioni dalle luci gialle come solo nei ricordi, l’asfalto che scorre dentro un nero che non fa paura. il ritorno dura sempre meno...
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[sfoghi #3] La sindrome del “mi piace” / “non mi piace più”.
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Dimmelo. Dimmi che nonostante tutto sapremo ancora commuoverci.
Dici che vedi poche cose belle attorno a te? Vorrà dire che sarà più facile riconoscerle e più difficile dimenticarle.
Dopo un certo numero di sbagli dicono ci sia un bonus.
Le attese che ci fanno crescere.
Non c’è spiegazione ragionevole senza lotta.
Le cose che ci sembrano irraggiungibili sono soltanto molto lontane.
Ricordarsi che se non si hanno le forze non è proibito chiederle a chi ti sta vicino.
Sempre a cercare una via di uscita dalle cose, quando è il come ci restiamo dentro che cambia tutto.
Pentirti di quello che hai fatto non è mai una sconfitta. Diversamente da quello che il mondo vuol farti credere.
Dovremmo essere stupiti e invece siamo annoiati.
Se passa generalmente inosservato allora è importante.
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[volti #1] Come quello di Beckett.
Prima di tutto il viaggio. Il resto è in più.
E niente oggi ho voglia di ringraziare Max Brod per aver fatto quel cazzo che gli pareva e non aver ascoltato le direttive di Kafka.
Alla base di ogni cosa c’è sempre uno sguardo.
Nelle nostre prospettive dovrebbe sempre essere contemplato il fatto che potrebbero falli, no niente.
E voglio i respiri. Quelli necessari.
Che non possiamo più dire di comprendere pienamente le cose che ci accadono. Ma è fondamentale continuare a provarci.
Voler qualsiasi cosa. Basta che sia vera.
Credi in qualcosa che avverti come vero, ma ti senti solo a causa di esso. Ma se ciò in cui credi è realmente vero, allora non sei solo.
Oggi va così. Oggi vorrei che non ci fosse un filo di vento.